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Il centro storico di Berat è tutelato dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’Umanità, un riconoscimento giunto nel 2005 e che ha in qualche modo confermato lo status di città-museo che già il governo comunista le aveva attribuito. Non stupisce dunque che Berat sia annoverata tra le principali mete di turismo culturale dell’Albania e che una giornata intera di visita sia forse troppo poco per scoprire il ricchissimo patrimonio artistico e culturale della città: un giorno è sufficiente per vedere i siti principali, ma se ne avete il tempo e la possibilità programmate almeno un paio di giorni di visita, anche per poter vivere l’esperienza di un pernottamento in uno degli originali bed and breakfast aperti nelle antiche case ottomane dei quartieri di Gorica e Mangelem. Nei dintorni di Berat vi è anche la possibilità di compiere escursioni naturalistiche esplorando le grotte e i canyons del fiume Osumi, dove è anche possibile praticare rafting (per maggiori informazioni si veda la scheda sul “turismo a piedi”). Il punto di partenza per scoprire Berat non potrà tuttavia che essere la Cittadella fortificata (Kala), ancora oggi abitata come centinaia di anni fa dalle famiglie del luogo e sede del magnifico Museo Onufri, dedicato al grande maestro delle icone albanesi.

Come arrivare

Berat si trova a 120 chilometri da Tirana. In auto vi occorreranno circa due e mezzo per raggiungere la vostra meta. Nonostante la città si trovi nel centro-sud del paese e possa essere inserita nell’itinerario meridionale, sfortunatamente Berat si trova in una sorta di “sacca” che non la rende raggiungibile da sud, ma solamente d nord: l’escursione da Tirana è dunque la soluzione più comoda. Dalla capitale percorrete l’autostrada per Durazzo e da qui proseguite verso sud superando Rogozhinë e Lushnjë, fino a destinazione.  Gli autobus e i minibus in partenza da Tirana seguono lo stesso percorso, che coprono però in non meno di tre ore.

Luoghi di interesse

Cittadella medievale

La Cittadella di Berat è costituita in realtà dal quartiere Kala, un incredibile agglomerato fortificato di chiese e antiche case di pietra abitate oggi come secoli fa da alcune centinaia di persone che qui conducono la propria vita quotidiana. Non è dunque raro vedere transitare tra le vie del borgo anziani che conducono greggi di pecore o gruppi di bambini intenti nei loro giochi: proprio questa vitalità rende unica l’esperienza di una passeggiata all’interno del “castello”. Se si tratta di una città-museo, allora Berat è senza dubbio un museo vivente.  Le prime tracce della fortificazione di Berat risalgono al IV secolo a.C., ma la zona risulta abitata addirittura dall’Età del Bronzo e il Monte Tomori, che con la sua maestosa mole protegge la città, è considerato da tempo immemore una montagna sacra. Sacre sono sicuramente anche le numerose chiese e cappelle che sorgono tra le vie di pietra del Kala: la chiesa di San Michele, ad esempio, risalente al XIII secolo; quella di San Giorgio, che trasformata in ristorante durante l’epoca comunista, è ora stata restaurata e restituita alla sua funzione; quella di San Teodoro, magnificamente affrescata da Onufri; e ancora quelle di San Nicola, di San Costantino, di Santa Elena e molte altre. Lo spirito di Berat è multi-religioso e proprio la pluralità e la secolare convivenza tra diverse fedi costituiscono una delle caratteristiche della città: alle chiese cristiane del Kala fanno da contraltare le mosche e le teqe sufi che avrete modo di visitare negli altri quartieri. Prima di lasciare il castello non dimenticate di affacciarvi al punto panoramico che dalle mura guarda verso le pendici del prospiciente monte Shpirag: la gigantesca parola in inglese che vedrete stagliarsi di fronte a voi, NEVER (“mai”) è l’anagramma del monumentale ENVER che il regime fece scrivere a caratteri cubitali nel 1968 in occasione delle celebrazioni per il compleanno di Hoxha.

Quartieri di Mangalem e Gorica

Mangalem (che si trova sotto il Kala) e Gorica (sulla sponda opposta del fiume Osumi che attraversa la città) sono i due storici quartiere che hanno fatto guadagnare a Berat il soprannome di “città dalle mie finestre”. In effetti l’originale architetture delle case risalenti al XVIII e XIX secolo, le une strette alle altre e arroccate sulle pendici delle colline che circondano la città, presenta un’incredibile numero di finestre, aperte per catturare tutta la luce possibile e rendere luminoso l’interno delle abitazioni. Il risultato estetico è sorprendente, e l’intera città, tinta di bianco, assomiglia a un grande ricamo. Il ponte pedonale rende agevole il passaggio tra un quartiere e l’altro, quindi potrete scegliere liberamente da quale zona cominciare la vostra esplorazione. Mangelem è forse più ricco di attrattive: qui si trovano interessanti negozi di artigianato, ma soprattutto alcune splendide moschee, come l’elegante Moschea dei Piombi (Xhamia e Plumbit), del XVI secolo, e quella detta “del Sultano” (Xhamia e Mbretit), la più antica ancora esistente a Berat. Non esitate dunque a imboccare una delle ripide scalinate che dal lungofiume (rruga Antipatrea) si inerpicano tra le case del quartiere e, senza alcun itinerario prestabilito, girate per il quartiere per respirare l’atmosfera unica del luogo. Sarà senz’altro una delle più belle esperienze del vostro viaggio. Se desiderate avere informazioni turistiche su Berat, trovare una guida che vi accompagni per le visite in città o per le escursioni nei dintorni, farvi indicare i migliori indirizzi dei ristoranti e hotel della zona, potete rivolgervi al nuovo “Infopoint” aperto grazie al sostegno di Arci Milano e Iscos Lombardia sulla rruga Antipatrea, nell’ambito del progetto “Albania Domani” (vedi scheda dedicata).

Cultura

Museo Onufri

Il Museo Nazionale “Onufri” si trova nel cuore della Cittadella, allestito all’interno della chiesa della Vergine Maria, risalente alla fine del Settecento. La collezione di icone è la più ricca d’Albania e comprende oltre cento opere realizzate nell’arco di quattro secoli. Il cuore dell’esposizione è però certamente rappresentato dai capolavori di Onufri, maestro indiscusso dell’arte sacra del XVI secolo, le cui icone si distinguono per realismo, per l’introduzione di espressioni del viso e posture del colpo molti originali per i rigidi canoni dell’arte iconografica, e per l’utilizzo dei colori, in particolare il rosso (in una varietà originale detta appunto “rosso Onufri”) e del rosa, caso unico per il suo tempo. Onufri viaggiò per tutti i Balcani, ma le sue opere più preziose vennero realizzate proprio per le chiese di Berat. Qui Onufri fondò anche la sua scuola di pittura, in cui si formò tra gli altri il figlio Nikolla, anch’egli autore di magnifiche icone esposte nelle varie sale del Museo.

Cittadella (Kala) di Berat / Dal Martedì al Sabato 9-13 e 16-19 (orario invernale: 9-16); Domenica 9-14 (orario invernale: 9-14; Lunedì chiuso / Biglietto d’ingresso: 200 lek / www.berat.cchnet.it